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venerdì, 14 novembre 2014 12.29.38

 

 

 

Articoli

Un punto di vista
di Daniele Martina

27 Luglio 2012

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Sono passati parecchi anni dal mio inizio e non credo di essere un campione, anzi, ne sono sicuro. Però credo anche di aver visto un bel po’ di scalatori e mai sono stato affascinato da una loro performance, infatti non ne ricordo neanche una. In compenso sono stato catturato da quelle persone che cercano il proprio “io-arrampicante” e dalle differenze nei percorsi e negli approcci alla scalata di tutti quei “rampiot” che ho visto scalare e con cui ho condiviso piccoli e grandi momenti di arrampicata.
Mi piace chi fatica a fare i tiri, mi piace chi non è un campione, mi piace chi fa le gare sulla plastica e mi piacciono le classifiche di queste gare. Mi piacciono gli atleti che rimangono molti anni al top. Mi piace chi ha la fortuna di lavorare nel mondo dell’arrampicata e lo fa con professionalità ma purtroppo vedo troppo spesso confusione e scorrettezza. Mi piace imparare da tutto e da tutti quelli che incontro sulla mia strada.
Mi piace scalare.
Non mi piace chi mette in luce piccole stelle (che spero brillino a lungo) perché non ha mai brillato. Non mi piace chi si inventa titoli “di comodo” generando confusione. Non mi piace chi fa le gare sulla roccia e tantomeno le classifiche su di essa. Non mi piace chi scala da due giorni e critica le prese scavate senza averne mai tirata una. Non mi piace chi vive solo dei propri ricordi come se gli altri non avessero le loro storie, diverse, ma con pari dignità. Non mi piacciono i blog con tutte queste storie vuote, piene solo di numeri, che vengono date in pasto alla rete e proprio per questo, anche quando sono vere performance, vivono un giorno e neanche a pieno.
Non mi piacciono i miti.
Credo di aver capito che il mondo sia fatto di luci e ombre, ma credo anche che l’equilibrio tra l’una e l’altra sia fondamentale,invece si cerca sempre di far brillare qualcosa o qualcuno.
Io mi identifico in un mediano quindi il mio cuore è sempre un po’ spostato verso le persone che faticano tanto ed ottengono poco, ma capisco che le stelle e i veri talenti facciano la differenza quando le energie sono finite.
Il motivo che mi ha spinto a scrivere non è far polemica né imporre il mio pensiero, ma soltanto ricordare a tutti che di storie da raccontare ce ne sono tante, storie di campioni, e di persone che non hanno “i piedi buoni” ma tutte indispensabili per la crescita di ogni attività in modo equilibrato.
Ora non so più il punto (di vista) quale sia, ma in questo mondo di mille luci, ogni tanto prima di andare a dormire penso alla mia vita di uomo, prima che arrampicatore, e sono felice di aver avuto dei genitori fantastici che sono la cosa più importante per non dover essere sempre costretto a ad accendere luci o a brillare di luce riflessa. E credo anche sia molto più difficile mantenere viva una passione per chi di luci non né ha mai accese per mancanza di mezzi o di carattere.
Ma se iniziamo ad accendere luci per tutte le capacità personali forse ci dimentichiamo di vivere quell’attimo che è l’essenza della nostra attività e perdiamo, forse, la vera libertà di vivere.


 

 

 
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